{"id":507,"date":"2024-10-09T20:22:46","date_gmt":"2024-10-09T18:22:46","guid":{"rendered":"https:\/\/enterprisehost.eu\/albinopiona\/?p=507"},"modified":"2024-10-09T20:22:46","modified_gmt":"2024-10-09T18:22:46","slug":"nuove-cru-bardolino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.albinopiona.it\/en\/nuove-cru-bardolino\/","title":{"rendered":"Nuove Cru Bardolino"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-embed\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\nhttps:\/\/www.lamadia.com\/vinaria\/nuove-cru-bardolino\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>Per festeggiare i suoi cinquant\u2019anni di vita la doc del Bardolino si \u00e8 regalata tre sottozone nuove di zecca: La Rocca, Montebaldo e Sommacampagna. Prosegue dunque in grande stile la campagna di rilancio di un vino che dopo i fasti ottocenteschi in cui si permetteva di contendere a Borgogna e Beaujolais le tavole dei grand\u2019hotel svizzeri, aveva smarrito la sua identit\u00e0 per ritirarsi mogio mogio entro i confini del territorio in cui solo pochi testardi contadini hanno continuato a produrlo. Era il 2008 quando il Consorzio di Tutela var\u00f2 il piano strategico di rilancio, all\u2019indomani della zonazione dei vigneti effettuata dal professor Attilio Scienza: nel 2015 le prime concrete conseguenze, con la creazione di Bardolino Village.<\/p>\n\n\n\n<p>E oggi le tre Cru, a sottolineare le prerogative peculiari di un territorio che per la sua ricchezza e variet\u00e0 fatica ad essere compresso all\u2019interno di una sola categoria enoica. Cru: ad essere pignoli quelle tre lettere non si potrebbero mettere insieme nemmeno per sbaglio, visto che rimangono un patrimonio culturale limitato alla sola Francia, primo Paese al mondo ad inventarsi un termine con cui individuare una singola vigna o, al massimo, un singolo villaggio di produzione. Da noi le norme sono chiare: cru \u00e8 parola buona per promozioni e manifestazioni, ma per legge si deve parlare di sottozone o di menzioni geografiche aggiuntive o al massimo di vigne. Al diavolo le norme, devono aver pensato sul Garda quando hanno deciso di valorizzare le specificit\u00e0 organolettiche del loro prodotto. Ecco dunque il Bardolino Montebaldo, prodotto nella zona settentrionale, pi\u00f9 fredda e pi\u00f9 vicina alle pendici del Monte Baldo che del lago di Garda \u00e8 la montagna pi\u00f9 elevata ed incombente; e poi il Bardolino La Rocca, realizzato con uve coltivate nell\u2019anfiteatro morenico a ridosso del lago in condizioni climatiche meno rigide e pi\u00f9 ventilate; infine il Bardolino Sommacampagna, frutto del lavoro di vignaioli che operano sulle colline che chiudono il Benaco nella sua parte meridionale, pi\u00f9 calda e protetta dalle brusche variazioni atmosferiche tipiche delle aree pi\u00f9 settentrionali. E se il territorio vale qualcosa, nella formazione dei vini, queste specificit\u00e0 non potevano che dare vita a prodotti dalle caratteristiche inevitabilmente differenti, nonostante per decenni siano stati imbottigliati sotto un\u2019unica, generica etichetta. \u201cIn realt\u00e0 non si tratta di una rivoluzione vera e propria \u2013 ha riconosciuto il Presidente del Consorzio di Tutela del Bardolino Franco Cristoforetti \u2013 perch\u00e9 le tre sottozone che impropriamente sono state definite cru sono identiche a quelle che erano state individuate gi\u00e0 all\u2019inizio dell\u2019Ottocento , ben prima della classificazione di Bordeaux. Non abbiamo fatto altro che riconoscere le loro peculiarit\u00e0 e provare a valorizzarle adeguatamente. Grazie all\u2019evoluzione del gusto \u2013 ha aggiunto \u2013 il mercato \u00e8 oggi preparato a prodotti di questo tipo: l\u2019obiettivo \u00e8 quello di suddividere lam produzione generale in modo che il Chiaretto si attesti sui 17 milioni di bottiglie, il Bardolino sui 7 e le sottozone sui 4\u201d. Solo 14 delle oltre 100 aziende che danno vita al Consorzio hanno superato l\u2019esame di un comitato volontario costituitosi con l\u2019obbiettivo di censire i possibili candidati, ma non \u00e8 detto che il numero nel corso dei prossimi anni possa aumentare, come per altro auspica lo stesso presidente Cristoforetti: \u201cnelle carte dei vini dei grandi alberghi svizzeri e austriaci, dove l\u2019aristocrazia europea si recava in vacanza a fine Ottocento, c\u2019erano i migliori Bardolino assieme ai cru del Beaujolais, affini per stile e gusto. Noi vogliamo rinverdire quei fasti con i nostri, di cru, eleganti e raffinati\u201d. I canoni ovviamente sono decisamente pi\u00f9 restrittivi rispetto a quelli previsti dal disciplinare della doc: vigneti di almeno sette anni, Corvina al 95% e non pi\u00f9 solo all\u201980%, resa massima di 100 quintali per ettaro, appassimento bandito, uso moderato e ragionato del legno e immissione sul mercato almeno dopo un anno dalla vendemmia. Ecco perch\u00e9 i nuovi Bardolino ne hanno guadagnato in colore, aromi e sapore, ecco perch\u00e8 le tre sottozone non temono l\u2019invecchiamento e anzi lo auspicano, per dare il massimo delle loro possibilit\u00e0. Al momento il bollino per i vini selezionati sar\u00e0 limitato a 100mila bottiglie, ma non appena il Ministero delle Politiche Agricole dar\u00e0 il benestare definitivo i numeri potranno aumentare considerevolmente.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Bardolino muta ancora la sua natura, dunque, all\u2019indomani della clamorosa \u201crivoluzione ros\u00e8\u201d che qualche anno fa ne fece il vino rosato pi\u00f9 venduto e apprezzato in Italia, dopo che aveva rischiato la scomparsa intorno al 2008, quando all\u2019ingrosso veniva pagato 42 centesimi al litro: segno che il suo territorio le sue uve e le sue cantine sono davvero eclettici e garantiscono ampi margini di miglioramento ad una rivoluzione che probabilmente non si \u00e8 ancora conclusa. Non lo esclude per esempio Giovanna Tantini, della cantina omonima: \u201cda sempre sono convinta che la Corvina lavorata come dico io possa dare vita a vini complessi e strutturati. Questo progetto mi ha permesso di concretizzare anni di esperimenti e di tentativi. A questo punto non \u00e8 detto che il Bardolino resti quello che \u00e8 sempre stato, visto che un\u2019altra strada \u00e8 praticabile\u201d. \u201cIn realt\u00e0 i Bardolino cru sono sempre esistiti \u2013 ha dichiarato Matilde Poggi, infaticabile animatrice della cantina Le Fraghe \u2013 Quello che \u00e8 mancato, soprattutto negli ultimi anni, \u00e8 stato un adeguato lavoro di valorizzazione: il nuovo disciplinare ha messo le cose a posto, anche perch\u00e9 ha insistito molto sulla Corvina che \u00e8 il segreto del successo del progetto\u201d.&nbsp;<strong>\u201cLa Corvina \u00e8 un grandissimo vitigno \u2013 ha aggiunto Silvio Piona, della cantina omonima \u2013 soprattutto se i vigneti hanno una certa et\u00e0, sono in equilibrio e ben lavorati: tutte prerogative previste dal nuovo progetto che per questo non pu\u00f2 che dare vita a vini di grande livello\u201d.&nbsp;<\/strong>Ma l\u2019aspetto pi\u00f9 importante dell\u2019intera faccenda \u00e8 che queste nuove perle non rischiano di sbiadire la lucentezza delle altre: il Bardolino continuer\u00e0 ad essere declinato nelle sue diverse variet\u00e0, compresa la Docg Bardolino Superiore con le sue 150mila bottiglie, considerata la punta di diamante del prodotto gardesano. Semplicemente si articoler\u00e0 l\u2019offerta in nuove, specifiche proposte, ogni una delle quali legittima ambasciatrice della complessit\u00e0 di un vino che negli ultimi anni ha saputo trovare nel suo dna le armi vincenti per affermarsi in un mercato sempre pi\u00f9 diffidente e complicato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per festeggiare i suoi cinquant\u2019anni di vita la doc del Bardolino si \u00e8 regalata tre sottozone nuove di zecca: La Rocca, Montebaldo e Sommacampagna. 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